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Hanno detto...

Parlano gli insegnanti

“Insegnare divertendosi” è il mio slogan. Per questo la seconda edizione del Challenge to Change mi appassiona moltissimo: perchè unisce l’apprendimento alla creatività! Impareremo molte cose su come insegnare in modo creativo. Samanta sarà a dispoisizione dei colleghi a Milano e Venezia

Samanta Parise  docente di Scuola Primaria, Apple Distinguished Educator. Esperta in didattica assistita dalle nuove tecnologie. Membro del gruppo di formazione docenti "Tecnologie nello zainetto”. "Imparare  divertendosi”.

Sarò felice di partecipare a questa nuova edizione del Challenge to Change. Credo nelle nuove tecnologie e soprattutto nell’iPad, nell’innovazione didattica e nella collaborazione. Sarà un’occasione fantastica per apprendere e condividere. Laura sarà a dispoisizione dei colleghi a Milano e Venezia

Laura Manaresi è insegnante di scuola primaria a Lugo, in Emila Romagna, formatrice ed esèperta iPad, è Apple Distinguished Educator

I modelli di insegnamento e di apprendimento tradizionali risultano sempre più inefficaci con una generazione di apprendenti che ha accesso immediato a grandi quantità di informazioni on line e alla condivisione di contenuti attraverso le reti social. Elisabetta sarà a disposizione dei colleghi a Napoli.

Elisabetta Serrao insegna lingue straniere e Italiano L1/L2. È Apple Distinguished Educator e specialista in eLearning, mLearning, Gamification, Informal Learning. Collabora con il Nodo Italiano EPICT dell’Università di Genova.

Tu sei fermamente convinta che sia ora di cambiare i sistemi didattici. Per quale motivo?

La società è cambiata e le  modalità di conoscenza si sono oramai conformate ai nuovi canali mediati specialmente dagli strumenti mobili: viviamo nell’era del connettivismo e del multitasking!  Oggi, l’apprendente si trova spesso di fronte a compiti e a valutazioni che mancano di contestualizzazione, collegamento e spendibilità futura con il mondo reale. Molti di questi apprendenti o si limita a imparare a fare quel tanto che basta per tirare avanti o perdono del tutto l’interesse,  abbandonando gli studi lungo il percorso dell’obbligo scolastico. Urge, dunque, da parte dei docenti del XXI una riflessione seria e una revisione delle metodologie didattiche. Il device non è la bacchetta magica, il vero ‘mago’ dell’apprendimento era, è e sarà sempre il docente.

Perché, in particolare, sostieni le metodologie fondate sul’indagine, le sfide e il gioco?

Prima di tutto perché hanno grande impatto a livello emozionale e, dunque, motivazionale sugli allievi, essendo coinvolti in maniera attiva nell’azione didattica. Strategie  e metodi utilizzati dal modello CBL (Challenge Based Learning), si avvicinano molto al mondo reale dei nostri discenti e ai loro interessi (si pensi, a esempio, alla logica su cui si basano i game, videogame, etc. di cui  ragazzi sono appassionati fruitori). L’informal learning e la gamificazione dell’apprendimento sono strategie potenti per attivare  e, soprattutto,  mantenere vivo l’interesse del discente. Indagini, sfide e gioco attivano più aree cerebrali, stimolano più sensi, promuovono il problem solving, la metacognizione, lo spirito critico, la socializzazione e la condivisione con il gruppo e il rispetto necessario delle regole. L’apprendimento si attuerà così in maniera quasi inconsapevole (perché ludica), ma più profonda e complessa essendo mediato dal piacere.  

Che cosa diresti a un insegnante italiano per farlo partecipare a un Challange to Change?

Gli direi di non perdersi questa opportunità unica di sperimentare in prima persona alcune strategie innovative mediate dalle ICT  e di confontarsi - in un contesto formativo di ampio respiro e internazionale - con colleghi pluridisciplinari testimoni di best practices realizzate con le proprie classi. 


L'utilizzo delle tecnologie mi ha consentito di modificare il setting d'aula, credo che gli iPad impongano di dare ampio spazio alla collaborazione tra gli studenti, alla condivisione, a percorsi di scrittura creativa e soprattutto collaborativa. Barbara sarà a disposizione dei colleghi a Milano e Venezia.

Barbara Papazzoni Insegna Lettere nella scuola secondaria di 1 gradoa Mantova. E’ Apple Distinguished Educator e formatrice esperta nella didattica 1:1 con iPad e nelle metodologie attive e integrate. 

Perchè reputi così importante la tecnologia in ambito didattico?

La mia priorità professionale é il continuo aggiornamento e la volontà di mettere in campo strategie didattiche innovative. In questa ottica mi sono sempre avvicinata con estremo interesse e curiosità alle potenzialità offerte dalle tecnologie. Inoltre l’utilizzo delle tecnologie nella didattica quotidiana si misura in termini di partecipazione e interazione degli studenti. Perciò credo che stia diventando sempre più difficile proporre un unico modello di lezione: la tradizionale lezione frontale, di gesuitica memoria. Per quesro gli eventi di Challenge to Change sono importanti: proprio perchè mostreranno una varietà di alternative tutte basate sulla partecipazione attiva degli studenti, come il CBL.

Quindi, secondo te, la tecnologia può rappresentare una leva importante per il cambiamento?

Si. Per esempio da anni utilizzo le tecnologie nelle mie classi, negli ultimi anni in particolare ho introdotto l'ipad. Questo mi ha facilitato moltissimo nel perseguire obiettivi disciplinari e nel mettere in Campo una didattica per competenze.  Gli studenti sono maggiormente coinvolti in un processo di apprendimento finalizzato alla costruzione del sapere, acquisiscono competenze chiave irrinunciabili nella nostra società come ad esempio capacità comunicative, capacità critiche nell'utilizzo delle fonti e delle risorse che trovano on line. Inoltre credo che il successo formativo ed educativo legato all'introduzione delle tecnologie sia determinato dalla stretta sinergia tra docenti motivati e formati, studenti responsabili e consapevoli e famiglie che condividono l'offerta formativa della scuola. 

Perchè gli iPad?

Uno dei vantaggi innegabili è la facilità con cui i dispositivi Apple entrano nella classe e diventano parte integrante del sistema educativo- didattico. È stato molto facile coinvolgere gli studenti e farli diventare parte attiva in un percorso di costruzione di contenuti digitali.


Lavorare in CBL con iPad e strumenti mobili permette agli studenti di espandere l’attività fuori dalle mura scolastiche, non solo metaforicamente, attraverso le risorse del web, migliorando la qualità dei risultati raggiunti e dei prodotti realizzati. Paolo sarà a dispoisizione dei colleghi a Milano

Paolo Migliavacca è docente di navigazione e traffico aereo, è un Apple Distinguishd Educator e formatore che impiega ostantemente pratiche induttive e legate alla soluzione di problemi, come il CBL.

Il tuo è un settore particolare perchè nel mondo del lavoro legato all’Aeronautica le pratiche induttive e basate su problemi sono comuni.

Si, è proprio un particolare settore del mondo del lavoro in cui la simulazione e l’apprendimento basato sulla soluzione dei problemi è stato alla base della formazione di piloti e controllori del traffico aereo a partire dalla seconda metà degli anni ’70. Sarebbe difficile fare didattica in modo differente da questo. In questo senso posso dire di essre stato fortunato nel trovarmi in un ambiente didatticamente stimolante.

Raccontaci come hai incontrato il Challenge Based Learning.

E’ stato all’ADE institute dl 2013 a Corck. Ho anche conosciuto Kate Morrow, è stata una esorienza fantastica. Ho capito subito che questa metodologia era la logica prosecuzione delle trasformazioni di cui ti ho accennato pima. Perciò ho variato la mia programmazione curricolare e ho introdotto il CBL nelle classi in cui insegno il Challenge Based Learning, scegliendo questo modello come quello principale.

E l’esperimento è riuscito?

E’ stata una sfida anche per me: ho dovuto scegliere come applicare il CBL, senza snaturarlo ma modificandolo per realizzare sfide adatte agli studenti e a una singola materia, mantenendo come Big Idea gli obiettivi annuali del mio programma didattico. Per supportare la misurazione dell’apprendimento, ho lavorato molto sulla realizzazione di un sistema di valutazione tra pari, con l’obiettivo di coinvolgere ogni singolo studente nella valutazione dei risultati raggiunti alla termine di una sfida.


Sono un’insegnante felice, mi piace il mio lavoro e penso che molto dipenda dall’utilizzo creativo della tecnologia. Oggi gli studenti sono stanchi di sentirci parlare e di risorse limitate. E anche noi. Per questo dobbiamo sostenere la sfida al cambiamento! Antonella sarà a disposizione dei colleghi a Venezia.

Antonella Brugnoli è la prima Apple Distinguished Educator italiana (oltre sedici  anni fa). Coordinatrice della rete dei ragazzi del fiume, insegnante elementare, formatrice e creatrice di eventi che hanno lasciato il segno nella scuola italiana.

Tu sostieni molto i processi didattici innovativi come il CBL, perché?

Perchè questo è il tempo giusto per esserci davvero, assieme agli studenti, guidandoli nei loro processi di apprendimento. E’ sempre importante conoscere la direzione e le modalità per arrivare a destinazione. Per questo sono entusiasta del metodo CBL perché possiamo coinvolgere meglio gli studenti ed avere maggiori soddisfazioni personali.

Perchpè le metodologie tradizionali sono fallite, a tuo parere?

Il motivo è molto semplice e chiaro: gstudenti vogliono essere parte attiva del processo di apprendimento. Non vogliono essere passivi. Io lo provo ogni giorno in classe! La cosa che mi piace di più è vederli lavorare con impegno e serietà. Quando scelgono in autonomia un app per produrre un materiale da condividere, io so che esprimono il meglio, perché coniugano le scelte personali e creative con le necessità di comunicazione e condivisione.

Il tuo entusiasmo è dilagato fra i colleghi, questo è noto...

Ho sempre voluto coinvolgere i miei colleghi fino a creare una comunità di pratica di oltre 700 docenti e 6000 studenti in una rete ormai storica, la rete dei Ragazzi del Fiume.


Il lavoro in classe è al centro della didattica e l’apprendimento si sviluppa attraverso percorsi personali che offrono ampio spazio alla creatività. Maurizio sarà a disposizione dei colleghi a Milano.

Maurizio Tuliani, è un Apple Distinguished Educator, insegna Materie Letterarie presso l’I.C. “Cecco Angiolieri” di Siena, ha una consoldata esperienza come tutor docenti per le nuove tecnologie, lavora da anni con la didattica 2.0 ed è specializzato in particolare nell’utilizzo del’ipad in classe. 


Parlaci brevemente dell’impiego dell’iPad nella didattica.

L’ipad a mio parere è lo strumento che più di ogni altro sta incidendo su una nuova forma di didattica integrata con le nuove tecnologie. Il tablet è uno strumento ideale perché integra un’ampia gamma di applicazioni operative con un immediato utilizzo delle risorse delle rete, facilita il cooperative learning e lo sviluppo delle intelligenze multiple. 

In che modo l’uso dell’iPad e i contenuti disponibili hanno trasformato il modo di studiare e di seguire il programma degli studenti?

L'impiego dell’ipad e l'uso delle app elevano molto il livello di attenzione negli alunni con meno attitudine allo studio, ma allo stesso tempo motiva all’approfondimento quelli con interesse e solida preparazione. Il lavoro in classe è al centro della didattica e l’apprendimento si sviluppa attraverso percorsi personali che offrono ampio spazio alla creatività per cui ogni alunno esprime al meglio le prorpie caratteristiche. L'ipad è uno strumento molto inclusivo e porta ottimi risultati nei ragazzi con DSA perché consente di lavorare alla pari con il gruppo classe e li aiuta a superare le barriere che spesso trovano nella didattica tradizionale. Importante è anche l'aspetto ludico dell'ipad che risulta coinvolgente ed una grande spinta all'apprendimento.


Credo che tutti gli insegnanti, i dirigenti, ecc., abbiano il dovere di poter tirare fuori il meglio di se e di poter mettersi sempre e costantemente "in gioco”. Carlo sarà a disposizione dei colleghi a Napoli.

Carlo Torre è mastero elmentare. Appassionato formatore di molti colleghi, ispira numerosi progetti con iPad in classe anche con i bambini più piccoli.,


So che ci vuoi parlare di Scampia per capire perchè dobbiamo amare il nostro lavoro di insegnanti

Si, a Scampia.... Sono stato domenica mattina.Tutto il mondo della scuola e del "sociale" è sceso per le strade.A dargli man forte è stato Carnevale...A dargli il coraggio di denunciare una scuola piena di "buche", come le strade che percorrevamo sotto un sole timido, è stato il sorriso dei bambini che la abitano...Io ci ho lavorato in una scuola di Scampia…

Quale lezione hai tratto da questa esperienza?

Un'esperienza bellissima dove ho trovato, per la prima volta nella mia carriera di insegnante, una grande solidarietà tra tutti, genitori, insegnanti, dirigenti scolastici... Una solidarietà che si esprimeva principalmente nell'aver fiducia nelle risorse umane e in ciò che il "nuovo" ci mette a disposizione. Una voglia di "fare per apprendere" davvero grande. Una scuola a Scampia che, nonostante le "buche" (vere e proprie voragini in molti casi) ha saputo imporsi in una prospettiva di saper mettere in pratica (nel suo piccolo) metodi e didattiche attive.

La questione non è essere "nativi digitali o meno, touchscreen generation o altro", la verità è che la scuola, così come classicamente intesa, non è più in grado di soddisfare le necessità educative odierne o venire incontro ai bisogni di tutti. Marzia sarà a disposizione dei colleghi a Napoli.

Marzia Mastalli è docente di L 2 con l’uso di tecnologie. Da molti anni formatrice per MIUR con ANSAS/INDIRE nei progetti di formazione ministeriale di lingua e metodologia. Esperta di e-learning.

Marzia, che ruolo hanno le tecnologie nell’insegnamento / apprendimento?

Servono anche per gestire la “complessità”. Voglio dire che i bisogni educativi si manifestano in maniera sempre più diversificata e  richiedono attenzioni speciali da parte di chi lavora in campo educativo. Così il solo docente spesso non basta ed è qui che entrano in gioco le tecnologie, l'iPad in particolare, che non livella ma offre opportunità incredibili ai docenti per praticare l'inclusione ed ottenere il successo scolastico di tutti gli alunni in un processo di apprendimento calibrato sulle esigenze reali dei componenti il gruppo classe. 

Che ruolo assegni alla “creatività”?

Strana domanda: qualcuno sostiene forse che a scuola non ci si possa divertire, imparare ed, allo stesso tempo, rispettare le esigenze di tutti? Walt Disney affremava che "la creatività è l'intelligenza che si diverte" ed allora perché restare ancorati a schemi e ruoli obsoleti? Perciò il task based learning lessons e gli strumenti adeguati, gestiti anche in condivisione quando non è possibile il 1:1, possono offrire il vero senso della conquista del sapere. Un sapere ricercato, sperimentato e messo in pratica per risolvere problemi concreti, che alimentano la creatività del singolo e del gruppo in maniera circolare. 

E l’insegnante?

L’insegnante assume il ruolo di “ egista”. Seleziona fonti, strumenti ed app da utilizzare. Deve rendere l'esperienza di apprendimento più gratificante, più emozionante e anche più divertente guidando i propri allievi. Proprio come un “regista".


Da anni la tecnologia rappresenta un valido mezzo attraverso il quale intercettare l’interesse e l’attenzione degli studenti, ma molto spesso finisce solo per rappresentare uno strumento diverso con il quale approcciarsi allo studio delle discipline. (vd lavagna di ardesia sostituita dalla LIM). Mary sarà a disposizione dei colleghi a Napoli.

Maria Rosaria Leonardi è una fedele “Apple User”, insegnantedi inglese a Napoli, ha progettato una didattica 1:1 con iPad e crede fortemente nell’impatto positivo che le sue tecnologie hanno sull’apprendimento.

Mary, in che cosa consiste, secondo te, la rivoluzione didattica che è possibile realizzare con iPad?

Con l’introduzione dell’Ipad, che non è un semplice tablet, è possibile modificare radicalmente il modo di fare didattica: la cosiddetta “Flipped classroom” si può realizzare davvero in modo concreto, semplice ed immediato, ma fortemente significativo: io l’ho sperimentato!

E quindi sostieni che il ruolo del docente cambia in modo significativo e che gli studenti possono diventare “docenti"?

Certamente! Ora si può e si devono coinvolgere gli alunni in prima persona in tutte le fasi della costruzione del loro sapere, come se fossero loro i docenti. Si può e si deve anche modificare il ruolo del docente da quello consolidato, ma ormai obsoleto, di erogatore della conoscenza a quello, molto più complicato ma anche molto più gratificante, di facilitatore delle esperienze condotte in classe ed a casa, credo sia la vera chiave di volta che può portare ad un sicuro successo formativo.


Non possiamo nasconderci… la tecnologia permea il nostro quotidiano. E’ nostro compito riconoscerne la rilevanza e promuovere nei nostri alunni competenze importanti nella vita di ogni giorno e fattori determinanti per la cittadinanza attiva: quelle relative all’alfabetizzazione mediale e digitale. Laura sarà a disposizione dei colleghi a Venezia.

Laura Cesaro. Insegnante di scuola primaria sempre alla ricerca di nuovi metodi per insegnare ed apprendere. E-tutor ed Apple Distinguished Educator.  Formatrice per la didattica della comunicazione (Master avviato dal MIUR).

Laura, quali riflessioni accompagnano queste affermazioni?

La tecnologia ormai permea il nostro quotidiano: è l'infrastruttura attraverso cui passano molte delle nostre interazioni, anche se magari non ce ne rendiamo conto. Come insegnanti non possiamo nascondere e nasconderci l'importanza che riveste la necessità di ricongiungere la scuola alla realtà vissuta, pur con tutte le difficoltà e i limiti imposti dalle risorse e dai finanziamenti che spesso sono inesistenti: tecnologia, didattica e conoscenza sono fortemente interconnessi, e il digitale è uno degli snodi centrali dell'innovazione scolastica.

Secondo te, in che modo le tecnologie supportano l’apprendimento?

Ritengo che l’utilizzo delle nuove tecnologie possa facilitare la costruzione collaborativa della conoscenza in una comunità di pratica, rendendo allo stesso tempo coinvolgente e motivante il percorso di apprendimento. I vari progetti che ho realizzato sia nell’ambito scolastico che universitario mi hanno dato modo di sperimentarlo sul campo. Cerco di utilizzare al meglio le attrezzature in dotazione all’istituto e personali, coinvolgendo gli alunni e rendendoli protagonisti attivi nella creazione di materiali digitali.

Quale sfida ti senti di raccogliere dal Challenge to Change?

Quella della condivisione, soprattutto! Infatti, credo fortemente che sia importante per gli insegnanti fare rete e condividere esperienze, supportandosi a vicenda per affrontare al meglio le sfide educative che viviamo ogni giorno.


I tradizionali metodi di insegnamento primo fra tutti la lezione frontale, funzionano sempre meno, soprattutto per i ragazzi con scarsa motivazione c’è bisogno di una didattica attiva. Gustavo sarà a disposizione dei colleghi a Roma.

Gustavo Caprioli è insegnante di Progettazione, Costruzioni e Impianti all’Istituto di Istruzione Superiore Gandhi di Narni. Gustavo è Apple Distiguished Educator utilizza da molti anni le tecnologie didattiche nelle sue classi. Il suo sito di riferimento è www.edidasko.org

Quindi la lezione tradizionale è ormai superata?

Certo! tieni anche conto che insegnando oggi in una scuola tecnica è evidente che la lezione frontale ha i giorni contati. Motivare gli studenti è vitale altrimenti l’insuccesso è garantito visto anche il numero sempre crescente di studenti in difficoltà.

Quali “soluzioni” e strumenti consiglieresti all’insegnante che vuole cambiare?

Lavorare per progetti è la soluzione migliore oggi e le nuove tecnologie sono di grande aiuto. Inoltre i dispositivi mobili che forse sono una delle prime cose che i ragazzi hanno imparato ad utilizzare diventano un alleato potente per il docente. Inoltre devi considerare che la produzione di materiale, sotto forma di podcast, di ebook o di progetti in genere è il naturale completamento di questo processo.

Molti colleghi però temono proprio le tecnologie...

Bisogna far comprendere loro che le tecnologie non sostituiscono l’azione del docente ma forniscono strumenti vincenti. I ragazzi si sentono a loro agio con gli strumenti che utilizzano continuamente ogni giorno.


Qui… c’è ancora tanto lavoro da fare! mi piacerebbe che tanti colleghi partecipassero a questa iniziativa e che veramente da qui iniziasse la “sfida per cambiare” per fare una didattica multidisciplinare. Germana sarà a disposizione dei colleghi a Milano.

Germana Vagnarelli è Apple Distinguished Educator, insegnante di scuola primaria a Bollate (MI), da molti anni conosciuta per il suo impegno didattico e una didattica volta all’integrazione, con particolare attenzione ai ragazzi in difficoltà di apprendimento.

Com’è cambiata la scuola in rapporto allo sviluppo delle nuove tecnologie?

Stiamo vivendo una società sempre più rivoluzionata dall'introduzione di  nuove tecnologie. Il sistema scolastico ha dovuto così tenere conto di questa evoluzione, adeguando sia i programmi sia i metodi di insegnamento.  Con la nuova riforma della Scuola Italiana oggi si è passati ad un concetto di apprendimento che guarda alla conoscenza come costruzione e ad un nuovo concetto di insegnamento; l’educatore infatti non è più trasmettitore del sapere ma il facilitatore, mediatore, tutor, esperto; tutto questo valorizza sicuramente la professionalità docente  eppure ci sono ancora resistenze da parte di docenti  incertezze..

Il tuo punto di vista personale?

Sono un’insegnante della scuola primaria che crede fortemente nelle potenzialità delle nuove tecnologie e l’esperienza di questi ultimi anni mi ha portato a constatare e ad affermare che L’uso delle nuove tecnologie nella Scuola Primaria migliora gli esiti della formazione, accresce la motivazione negli studenti  e facilita l’apprendimento delle discipline .  Fare scuola con l’ausilio di questi nuovi mezzi porta gli alunni a sapersi muovere nella dimensione spaziale dell’odierno villaggio globale e nella dimensione temporale dell’attualità. 


Conosco i colleghi americani che interverranno a questa bellissima iniziativa. Ho visto come e cosa insegnano e ritengo sia per i docenti italiani, una esperienza da non perdere. Il CBL è uno strumento che dà e potrà dare davvero grandi risultati. Italo sarà a disposizione dei colleghi a Milano.

Italo Ravenna è Apple distinguished Educator, insegnante di Scuola Primaria a Borgo Val di Taro (Pr), è formatore nazionale ricco di stimoli creativi.

Chiunque ti conosca sa quanto tu ami il tuo lavoro e quanta creatività tu ci metta...

Si, adoro insegnare raccontando storie e mi piace farlo nel modo più creativo possibile. La mia passione e il mio entusiasmo per questo lavoro mi hanno permesso di realizzare, per una scuola primaria, progetti innovativi e sfide quasi impossibili da realizzare. Nasce così la  mia prima app “la marcia dei folletti”, una storia interattiva realizzata con i miei alunni in doppia lingua (italiano e inglese) nel 2009, per Iphone. Cortometraggi, libri per bambini molte sono le cose fatte finora e questo momento della mia vita di docente anche grazie al meraviglioso contributo che la comunità ADE (Apple Distinguished Educators) mi ha dato. 


Credo che la diffusione delle tecnologie debba passare attraverso la formazione dei docenti su questioni di carattere metodologico. Il metodo sta alla base di qualsiasi azione didattica che voglia avere un fondamento pedagogico incisivo, e la proposta degli studiosi americani, che ho avuto modo di conoscere in un importante convegno Apple a Cork nel 2013, va proprio in questa direzione! Massimo sarà a disposizione dei colleghi a Milano.

Massimo Tosi è responsabile nazionale di Italiano per il progetto Book in Progress. Coordina nella sua scuola (ITE "E. Tosi" di Busto Arsizio) l'attività di progettazione e di ricerca didattica per il progetto 1:1 di iPad. Massimo è Apple Distiguished Educator e impegnato formatore nazionale.

Massimo, che cosa accomuna le diverse pratiche didattiche che presenteremo al Challenge to Change?

Il principio unificatore credo sia quello della Challenge Based Learning, che trovo coniugare molto bene diversi tipi di didattica avanzata, come per esempio quello delle Flipped Classroom, i quali concepiscono e attuano una nuova dimensione dello studente, soprattutto in termini di motivazione, di coinvolgimento e di pratica attiva. Insomma, attraverso "sfide" che li accostino non ad un sapere nozionistico e improduttivo, ma a un processo di ricerca-azione che li veda protagonisti del loro processo di crescita, attraverso questi modelli di formazione troveranno sempre più spesso insegnanti "coach", che siano davvero le loro guide attente e discrete nel loro apprendimento.

Perché i mobile device dovrebbero essere utili a sviluppare questi nuovi modelli didattici?

Perché essi tolgono dalla visione frontale che altri strumenti tecnologici, pur avanzati, non sono stati capaci di superare. Per esempio le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) non hanno minimamente spezzato la frontalità dell'insegnamento e non hanno prodotto,il risultato di una didattica svolta in team.


"Ho avuto l’occasione di incontrare Katie e Kevin Morrow e gli altri ADE presenti agli incontri in Italia e conoscere le loro attività in ambito Challenge Based Learning. Questa esperienza è state senza alcun dubbio importante e di grande impatto sulla mia attività di docente e credo che la loro presenza in Italia sia una di quelle opportunità assolutamente da non perdere.”  Domizio sarà a disposizione dei colleghi a Milano.

Domizio Baldini è coordinatore italiano degli Apple Distinguished Educator e lo è anche stato per l’Europa. Ha un’ampia esperienza di formatore nazionale  e internazionale, è stato docente di italiano e oggi si occupa a tempo pieno di formazione 

Che importanta ha avuto per te l’incontro con la comunità degli Apple Distinguished Educators?

Un elemento importante per la mia formazione professionale è la comunità degli Apple Distinguished Educator della quale faccio parte da anni anche con ruoli di responsabilità in Italia ed in Europa. Potersi confrontare con docenti di tutto il mondo sia in rete, sia con incontri in varie parti d’Europa e del mondo, è senza dubbio uno stimolo fondamentale per sperimentare tecniche educative innovative e coinvolgenti.

A tuo parere in che modo la tecnologia può aiutare il processo educativo?

La nostra vita sociale, economica, politica e religiosa è ormai permeata dall’uso della tecnologia ed è diventata indispensabile. La tecnologia a scuola non è solo quindi fondamentale nei nuovi processi di apprendimento, ma diventa essa stessa materia di discussione e approfondimento all’interno della scuola nelle sue varie fasi educative. E’ da sottolineare che la molteplicità di strumenti e di opportunità richiede una formazione non solo tecnica ma anche e soprattutto etica.

E la creatività?

La creazione di lezioni interattive, di elaborati multimediali con strumenti come l’Ipad nei quali la tecnologia è trasparente, senza tecnicismi complicati ma utilizzando quelli che sono gli strumenti di comunicazione utilizzati nella vita quotidiana, è un stimolo evidente per mettere in atto nuove strategie di insegnamento/apprendimento altrimenti impensabili. Più produttività in meno tempo.

L’iPad viene apprezzato molto anche per l’integrazione degli allievi in difficoltà di apprendimento?

Si, perchè le funzioni inclusive già presenti nel sistema IOS per Iphone/Ipad (dalla funzione nativa di sintesi vocale multilingua, ai comandi vocali) e le moltissime APP dedicate a queste specifiche situazioni educative rende l’Ipad uno strumento completo.


"Gli insegnanti devono accorgersi che se non cambiano le loro strategie didattiche hanno già perso i loro allievi.”  Donatella sarà a disposizione dei colleghi a Milano.

Donatella Merlo, è una figura storica dell’innovazione didattica italiana, insegnnate di matematica nella scuola elementare, esperta di robotica, formatrice per la Casa degli Insegnanti.

Allora che cosa consigli di fare?

Lamentarsi non serve, bisogna rimboccarsi le maniche e guardare la realtà in faccia. Non si tratta solo di cambiare metodo di lavoro ma anche di rendersi conto che non esiste un modo alternativo per apprendere, si impara solo se si mettono continuamente in gioco le proprie conoscenze pregresse per scoprirne ogni volta i limiti e costruirsene quindi di nuove... e questo può avvenire solo in un contesto di 'sfida'… 

Quale sfida dobbiamo saper accettare?

Il challenge riguarda sia gli insegnanti che si mettono in gioco nella didattica sia gli allievi che devono imparare.. Infatti il cambiamento può avvenire solo all'interno di un gruppo, costruendo comunità di pratica sul proprio posto di lavoro per sperimentare e darsi supporto reciproco, per riflettere su ciò che si fa e per trovare insieme le strade migliori, quelle che portano al successo... come dite voi 'americani'…


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"Io credo che le nuove tecnologie nella scuola debbano essere considerate prima di tutto un’esperienza di collaborazione, partecipazione, formazione, innovazione didattica.”  

foto FARSAGLI

Stefania Farsagli è project manager e responsabile del settore Education della Fondazione Rosselli. Lavora con reti di scuole in tutta Italia per favorire l'avvio di processi di innovazione didattica e una progettualità efficace nell'utilizzo delle nuove tecnologie. Ha realizzato, tra gli altri, il progetto Scuola+. Innovalascuola (più di 300 scuole del Lazio coinvolte), il progetto di innovazione dei Licei Economico Sociali (360 LES in Italia e 14 reti territoriali) e supporta il coordinamento del Polo formativo del Lazio per le nuove tecnologie (31 scuole di ogni ordine e grado in rete), finanziato dal MIUR.


Stefania, nei processi di innovazione conta di più la tecnologia o il piano didattico dei docenti?

Nelle scuole italiane sta nascendo una nuova didattica attraverso l'uso delle nuove tecnologie, ma soprattutto grazie alla preparazione dei docenti e l'entusiasmo degli studenti. Non è dunque la tecnologia che rende la didattica innovativa, ma è la didattica migliore che impara ad usare le nuove tecnologie e capisce che sono un veicolo per la qualità, l'efficacia, l'innovazione.

Per questo però occorre uncerto grado i partecipazione, una visione ampia...

Certo, Proprio per questo motivo, il migliore approccio al mondo delle scuola non è quello verso un sistema chiuso da penetrare, ma verso un organismo vivente, composto di individui, di professori, di dirigenti, di ragazzi, di mamme e papà. E' un approccio che entra in contatto con le persone, creando delle reti informali che ne valorizzino la ricchezza, la passione e la preparazione, per provare insieme a cambiare e innovare la scuola.

Occorre pensare a strumenti specifici, non genericamente “informatici”...

Infatti il punto non è dotare le scuole di tecnologie, ma è comprenderne le esigenze specifiche e trovare strumenti che siano di servizio della classe, che aiutino nei processi di miglioramento della didattica e che non considerino il docente solamente un fruitore di formazione o di eventuali progetti, più o meno efficaci. Per questo mi piace lapprocio di Challenge to Change, perchè propone dei metooi e delle pratiche sulle quali confrontarci e collaborare.


"Conosco i relatori, dai loro interventi e progetti ho ricavato tante idee e mi hanno trasmesso l'entusiasmo che mettono nel loro lavoro, penso sia un'occasione imperdibile poterli ascoltare. Inoltre sarà un modo per incontrare altri docenti curiosi per condividere esperienze.”  Giovanna sarà a disposizione dei colleghi a Milano.

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Giovanna Busconi, è insegnante di matematica al Liceo Respighi, Piacenza. ADE, lavora in classi in cui gli studenti hanno un iPad personale. Alcuni link a suoi casi di successo: Metodologia Flipped / Un ebook di fisica con materiali prodotti dagli allievi  / un breve corso per utilizzare le macchine matematiche per lo studio delle trasformazioni geometriche / un progetto di "matematica civile" contro il gioco di azzardo.

Giovanna, perché pensi che i metodi induttivi, basati sulla ricerca, la sfida, la problematizzazione, siano più efficaci per insegnare e apprendere?

Da sempre sono convinta che la più grande valenza della matematica sia che ti insegna a ragionare e a farlo nel senso scientifico del termine. Partendo dai dati, facendo confronti, facendosi domande, ipotizzando risposte, verificandole, tenendo conto di vincoli e variabili in gioco, controllando ad ogni passo la qualità del proprio operato e l'entità degli eventuali errori commessi, cercando soluzioni creative, mettendosi alla prova con problemi complessi. Tutto questo é molto stimolante, ma anche difficile. Per questo il docente deve mettere in gioco metodologie attive e coinvolgenti per riuscire ad accompagnare gli studenti in questo percorso.

 Tu hai verificato che gli strumenti mobili favoriscono questa innovazione, per quale motivo?

In particolare direi iPad. Potrei riassumerlo in tre termini: connessione, trasparenza, potenza. Sono strumenti potenti perché racchiudono in un solo oggetto molte funzionalità: libri, telecamera, web, le più disparate app…. Sono strumenti trasparenti perché il loro utilizzo é naturale, non toglie tempo all'apprendimento di altro e i risultati sono efficaci. 

Sono strumenti che permettono di essere in ogni momento in contatto con i compagni, con i docenti, con materiali condivisi.


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